19 dic 2012

Un po’ di calma, per favore!

Un po’ di calma, per favore! - Lidia Ferrari

Sembra difficile in un momento come questo avvicinarsi a una riflessione che possa creare una pausa nella frenesia che agita il mondo del tango.
Sembrerebbe che il fenomeno dell’assembramento sia giunto al tango, almeno alla manifestazione del ballo ed al suo ambiente. E con esso sono arrivati due peccati: superficialità e interessi.
Per l'interessi dobbiamo vedercela coi furbi di turno che fanno qualche soldo col tango, con gli avidi di tagliare la fetta migliore di una torta che non si sa mai quanto durerà, con le persone che non sanno vivere in altro modo che non sia redditizio perfino nelle minime azioni della vita.
Per la superficialità dell'incontro dobbiamo vedercela con la gente che crede, crede ancora che arrivare al cielo o realizzare il sogno della vita si può comprare con la carta di credito via Internet o che la fortuna si possa acquisire a rate comode. Passione e felicità sono articoli nel mercato delle promesse facili da realizzare. Nulla di ottenibile col lavoro, dedizione, con interesse genuino si trova in questo mercato. La passione la puoi comprare con un biglietto per un paese latinoamericano, in un best-seller rosa-erotico o con alcune lezioni di tango.
Questi due peccati compaiono quando non si fanno bene le cose. L’aumento di interesse per il tango ha consentito a molta gente talentuosa di espandere le frontiere del tango e moltissime produzioni di livello eccellente sono state possibili grazie al loro finanziamento. Nemmeno la superficialità sarebbe un peccato, quando si tratti di un avvicinamento al tango per divertimento che viene fatto nel modo migliore. Dico “peccati” qualora il lucro e la superficialità attentino alla qualità.
Poiché questo mercato è tanto esteso, risulta che appaiano molti venditori e molti compratori. Quanti più compratori, più venditori e quanti più venditori, più compratori. Tutti contagiati a vicenda.
Così pullulano come non mai i festival che, come minimo, sono internazionali, perché li ho visti anche universali. Lì si incontreranno i maestri dell’Olimpo in una pista col pavimento di parquet appena incerato nel miglior palazzo di Saturno.
Diceva Mafud che "La “tanguidad” è un'autentica cosmo-visione del mondo.". "Il tango si esprime e si universalizza all’interno, nel mondo intimo di ognuno; procede in profondità: mai all’esterno...". "In sostanza, il tango è un atto confessionale.".
“Il tango non si può cantare in coro. Né si può ballar in "cerchio", collettivamente... La convivenza tanguistica, più che convivenza di mondi, è ruminazione interiore di ognuno nel suo mondo peculiare. Col risultato che le sue innovazioni fondamentali sono state apportate da uomini soli. La sua origine non è mai collettiva o anonima, bensì individuale e vissuta.".
Non so se Mafud abbia ragione. Non credo che esista una “tanguidad” come cosmo-visione del mondo, né che non possa essere ballato collettivamente e neppure so se esista la “tanguidad”. Ma quel che, sì, credo è che richieda, almeno il ballo del tango, un incontro con sé stessi e con gli altri, con calma, partendo dalla disponibilità ad essere in due a conversare nel ballo. Con calma, senza rumori, per poter ascoltare la sua musica, per poter ascoltare la propria sensibilità e quella degli altri.
Sembrerebbe che nel tango due cose si stiano incontrando nel tempo e nel luogo.
- Una è la necessità ineludibile che abbiamo di trovarci con gli altri. Ma vogliamo che sia rapida e soddisfatta agevolmente. L'urgenza non ci permette che l'incontro si produca nella sua giusta misura e che dedichiamo il tempo e l’esercizio necessari per ballare bene. La necessità di socializzare - reale ed imperiosa -, fa parte di un contesto nel quale crediamo sia facile trovare quello che vogliamo, come se trovarsi con gli altri fosse qualcosa che si possa comprare.
- L'altra cosa che s’aggiunge è la necessità di trovare un modo di sussistenza economica. Come sempre, da quando il mondo è mondo, dobbiamo procurarci il necessario per sopravvivere. E il tango sembra un prodotto facile da vendere. Alcuni devono vendere qualcosa ed altri devono comprare socializzazione. Facciamo un pacchetto di tango e ferie, o tango e crociera, o tango e festival ed avremo due bisogni soddisfatti. Niente di male in tutto in ciò. È bello poter ballare con un gruppo di persone che stimiamo e godendo di un paesaggio splendido, con una bella musica di tango. Però non ci sarà garantito all’acquisto del biglietto. Primo, c’è bisogno di gente che sappia ballare o che impari a ballare. Quando si incontrano sulla nave da crociera, nell’hotel o dovunque sia, la cosa potrebbe non funzionare. La musica non si ascolta. Sono talmente tanti che non c'è posto per tutti, o il cibo è cattivo. La maggioranza non sa ballare, i maestri danno lezioni per i livelli “avanzati” a gente che ha appena cominciato, quelli che sanno ballare si indispettiscono con quelli che non lo sanno fare, le donne s’indispettiscono con gli uomini che non le invitano, e quello che era, o doveva essere, un incontro di socializzazione finisce per essere uno scontro. Alcuni ci guadagnano. Ma non troppo.
E quanto al tango? Se ti ho visto, non mi ricordo! Il tango, quello di cui parlava Mafud, quello dell'intimità, quello della pausa, quello che si riprometteva un incontro di conversazione, di sensibilità? Quel tango, non è salito sulla nave da crociera o ha continuato a vagabondare per il festival.
Al tango, questa ressa, intesa così, non fa neppure un graffio, perché prosegue il suo cammino dove lo si pratica in modo autentico, con calma, senza urgenze. A chi non fa bene è alla gente che crede trovare lì la passione o la socializzazione promesse e trova disordine ed avidità.
Chi desideri imparare a ballare il tango dovrà sapere che è servono soltanto voglia e dedizione, pazienza e desiderio di comunicare con gli altri e tempo, sempre tempo. Perché Troilo, che qualcosa sapeva di questo, diceva "Il tango ti aspetta”. Ma se il tango ti ha aspettato non è perché tu pensi che, comprando un biglietto aereo per Buenos Aires o eseguendo qualche passo, già lo conosca bene.
Mi pare che ci sia bisogno di calma, dedizione ed umiltà per potere trovare nel tango qualcosa di quello che ci può offrire.

Lidia Ferrari
Treviso, 7 marzo 2012
(traduzione di Pietro Adorni, 24 marzo 2012)