Un po’ di calma, per favore! - Lidia Ferrari
Sembra
difficile in un momento come questo avvicinarsi a una riflessione che
possa creare una pausa nella frenesia che agita il mondo del tango.
Sembrerebbe
che il fenomeno dell’assembramento sia giunto al tango, almeno alla
manifestazione del ballo ed al suo ambiente. E con esso sono arrivati
due peccati: superficialità e interessi.
Per l'interessi dobbiamo
vedercela coi furbi di turno che fanno qualche soldo col tango, con gli
avidi di tagliare la fetta migliore di una torta che non si sa mai
quanto durerà, con le persone che non sanno vivere in altro modo che non
sia redditizio perfino nelle minime azioni della vita.
Per la
superficialità dell'incontro dobbiamo vedercela con la gente che crede,
crede ancora che arrivare al cielo o realizzare il sogno della vita si
può comprare con la carta di credito via Internet o che la fortuna si
possa acquisire a rate comode. Passione e felicità sono articoli nel
mercato delle promesse facili da realizzare. Nulla di ottenibile col
lavoro, dedizione, con interesse genuino si trova in questo mercato. La
passione la puoi comprare con un biglietto per un paese latinoamericano,
in un best-seller rosa-erotico o con alcune lezioni di tango.
Questi
due peccati compaiono quando non si fanno bene le cose. L’aumento di
interesse per il tango ha consentito a molta gente talentuosa di
espandere le frontiere del tango e moltissime produzioni di livello
eccellente sono state possibili grazie al loro finanziamento. Nemmeno la
superficialità sarebbe un peccato, quando si tratti di un avvicinamento
al tango per divertimento che viene fatto nel modo migliore. Dico
“peccati” qualora il lucro e la superficialità attentino alla qualità.
Poiché
questo mercato è tanto esteso, risulta che appaiano molti venditori e
molti compratori. Quanti più compratori, più venditori e quanti più
venditori, più compratori. Tutti contagiati a vicenda.
Così
pullulano come non mai i festival che, come minimo, sono internazionali,
perché li ho visti anche universali. Lì si incontreranno i maestri
dell’Olimpo in una pista col pavimento di parquet appena incerato nel
miglior palazzo di Saturno.
Diceva Mafud che
"La “tanguidad” è
un'autentica cosmo-visione del mondo.". "Il tango si esprime e si
universalizza all’interno, nel mondo intimo di ognuno; procede in
profondità: mai all’esterno...". "In sostanza, il tango è un atto
confessionale.".
“Il tango non si può cantare in coro. Né
si può ballar in "cerchio", collettivamente... La convivenza
tanguistica, più che convivenza di mondi, è ruminazione interiore di
ognuno nel suo mondo peculiare. Col risultato che le sue innovazioni
fondamentali sono state apportate da uomini soli. La sua origine non è
mai collettiva o anonima, bensì individuale e vissuta.".
Non
so se Mafud abbia ragione. Non credo che esista una “tanguidad” come
cosmo-visione del mondo, né che non possa essere ballato collettivamente
e neppure so se esista la “tanguidad”. Ma quel che, sì, credo è che
richieda, almeno il ballo del tango, un incontro con sé stessi e con gli
altri, con calma, partendo dalla disponibilità ad essere in due a
conversare nel ballo. Con calma, senza rumori, per poter ascoltare la
sua musica, per poter ascoltare la propria sensibilità e quella degli
altri.
Sembrerebbe che nel tango due cose si stiano incontrando nel tempo e nel luogo.
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Una è la necessità ineludibile che abbiamo di trovarci con gli altri.
Ma vogliamo che sia rapida e soddisfatta agevolmente. L'urgenza non ci
permette che l'incontro si produca nella sua giusta misura e che
dedichiamo il tempo e l’esercizio necessari per ballare bene. La
necessità di socializzare - reale ed imperiosa -, fa parte di un
contesto nel quale crediamo sia facile trovare quello che vogliamo, come
se trovarsi con gli altri fosse qualcosa che si possa comprare.
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L'altra cosa che s’aggiunge è la necessità di trovare un modo di
sussistenza economica. Come sempre, da quando il mondo è mondo, dobbiamo
procurarci il necessario per sopravvivere. E il tango sembra un
prodotto facile da vendere. Alcuni devono vendere qualcosa ed altri
devono comprare socializzazione. Facciamo un pacchetto di tango e ferie,
o tango e crociera, o tango e festival ed avremo due bisogni
soddisfatti. Niente di male in tutto in ciò. È bello poter ballare con
un gruppo di persone che stimiamo e godendo di un paesaggio splendido,
con una bella musica di tango. Però non ci sarà garantito all’acquisto
del biglietto. Primo, c’è bisogno di gente che sappia ballare o che
impari a ballare. Quando si incontrano sulla nave da crociera,
nell’hotel o dovunque sia, la cosa potrebbe non funzionare. La musica
non si ascolta. Sono talmente tanti che non c'è posto per tutti, o il
cibo è cattivo. La maggioranza non sa ballare, i maestri danno lezioni
per i livelli “avanzati” a gente che ha appena cominciato, quelli che
sanno ballare si indispettiscono con quelli che non lo sanno fare, le
donne s’indispettiscono con gli uomini che non le invitano, e quello che
era, o doveva essere, un incontro di socializzazione finisce per essere
uno scontro. Alcuni ci guadagnano. Ma non troppo.
E quanto al
tango? Se ti ho visto, non mi ricordo! Il tango, quello di cui parlava
Mafud, quello dell'intimità, quello della pausa, quello che si
riprometteva un incontro di conversazione, di sensibilità? Quel tango,
non è salito sulla nave da crociera o ha continuato a vagabondare per il
festival.
Al tango, questa ressa, intesa così, non fa neppure un
graffio, perché prosegue il suo cammino dove lo si pratica in modo
autentico, con calma, senza urgenze. A chi non fa bene è alla gente che
crede trovare lì la passione o la socializzazione promesse e trova
disordine ed avidità.
Chi desideri imparare a ballare il tango
dovrà sapere che è servono soltanto voglia e dedizione, pazienza e
desiderio di comunicare con gli altri e tempo, sempre tempo. Perché
Troilo, che qualcosa sapeva di questo, diceva "Il tango ti aspetta”. Ma
se il tango ti ha aspettato non è perché tu pensi che, comprando un
biglietto aereo per Buenos Aires o eseguendo qualche passo, già lo
conosca bene.
Mi pare che ci sia bisogno di calma, dedizione ed umiltà per potere trovare nel tango qualcosa di quello che ci può offrire.
Lidia Ferrari
Treviso, 7 marzo 2012
(traduzione di Pietro Adorni, 24 marzo 2012)