24 gen 2012

Libri sul TANGO di Lidia Ferrari

Libri sul Tango di Lidia Ferrari



IN ITALIANO: 
"TANGO. I SEGRETI DI UN BALLO". Gremese editore. 
Ottobre 2013, Roma. 













IN FRANCESE: 
"TANGO. LES SECRETS D'UNE DANSE". Gremese editore. 2013. 
Vidéo qui plane sur le livre 
"Tango. Les secrets d'une danse"
    


















In Spagnolo:
 "El baile del tango y sus secretos".
Editorial Corregidor, Buenos Aires, 2014. 












In Spagnolo: 
“TANGO. ARTE Y MISTERIO DE UN BAILE”. Editorial Corregidor, Buenos Aires, 2011
Per Info: tangoarteymisterio.blogspot.com

 

   






In Inglese: 
TIPS & SECRETS FOR DANCING TANGO. LEAD & FOLLOW (Kindle-Amazon/2011)  









In Spagnolo: 
“EL BAILE DEL TANGO Y SUS SECRETOS” (E-Book)
Kindle-Amazon, 2012
Per comprare in Amazon
"El baile del tango y sus secretos"




9 dic 2011

Festicciola di Natale con TANGO - Domenica 18 Dicembre

FESTICCIOLA di NATALE con TANGO
DOMENICA 18 Dicembre - ORE 19.30 A 22.30

Cari tangheri,
Per festeggiare Natale faremo una festicciola 
per ballare e stare insieme.
Sara una festa aperta a tutti: allievi, amici, curiosi.

Con l’immenso piacere che ci accompagna Angelo,
di Tango Tres Porteños, con la sua bellissima musica.

Portiamo tutti qualcosa da mangiare e bere.

VI aspettiamo!!

Lidia Ferrari


Fotos della festicciola:






 

29 ott 2011

Lezioni di Tango a Treviso con la maestra argentina Lidia Ferrari

  » Per imparare il meraviglioso Tango Argentino

- Si vuoi imparare divertendoti
- Si vuoi perfezzionare il tuo tango


Ballare il tango è un'esperienza altamente personale, che implica l' incontro tra due persone.

Per questa ragione la nostra didattica non è mai standard e mira a stimolare e sviluppare le abilità e le potenzialità di ciascun allievo secondo le sue specifiche esigenze.


Lidia Ferrari ha messo a punto un metodo pedagogico personale acquisito in vent'anni di carriera di insegnante in Argentina. 
 TUTTI MARTEDI 
ALLE 20: Principianti
ALLE 21: Intermedi/Avanzati  



Luogo: Parco Comunale di Silea, Via Mazzini, Silea, Treviso
Come arrivare:
Il posto si trova a Silea, quindi nei pressi dell’uscita dell’autostrada Treviso Sud. Alla rotonda che si trova in centro a Silea, girare a sinistra se si viene da Treviso oppure proseguire diritti se si viene dall’autostrada. Vi troverete in Via Lanzaghe, Via Mazzini e’ una laterale sinistra ed e’ segnalata da un cartello arangione che indica il Parco comunale. Procedete fino alla fine della strada che e’ sbarrata dal parco – vi e’ un ampio parcheggio. Provenendo dalla rotonda di Lanzago, via Mazzini si trova sulla destra.






Lezioni di gruppo, coppia e individuale
Principianti, Intermedi, Avanzati

Per INFO: trevisotango@gmail.com  
Cellulare: 3473194936
www.trevisotango.blogspot.com 
www.buenosairestango.com 

18 ott 2011

FESTICCIOLA CON TANGO - DOMENICA 23 Ottobre - 19.30 a 22.30

FESTICCIOLA CON TANGO
DOMENICA 23 Ottobre - ORE 19.30 A 22.30

Cari tangheri,
Per festeggiare l’inizio di quest' anno di Tango,
faremo una festicciola per ballare e stare insieme.
Sara una festa aperta a tutti: allievi, amici, curiosi.

Con l’immenso piacere che ci accompagna Angelo,
di Tango Tres Porteños, con la sua bellissima musica.

Portiamo tutti qualcosa da mangiare e bere.

Saluti a tutti,

Lidia Ferrari


Come arrivare:

Il posto si trova a Silea, quindi nei pressi dell’uscita dell’autostrada Treviso Sud. Alla rotonda che si trova in centro a Silea, girare a sinistra se si viene da Treviso oppure  proseguire diritti se si viene dall’autostrada. Vi troverete in Via Lanzaghe, Via Mazzini  e’ una laterale sinistra ed e’ segnalata da un cartello arangione che indica il Parco comunale.  Procedete fino alla fine della strada che e’ sbarrata dal parco – vi e’ un ampio parcheggio. Provenendo dalla rotonda di Lanzago, via Mazzini si trova sulla destra.

5 set 2011

Inizio Corso di Tango 20 settembre 2011- con la maestra argentina Lidia Ferrari

Prepariamoci!  Sta per ricominciare un nuovo anno di Tango argentino…
Spero che l’estate vi abbia dato opportunità  per praticare quello che avete imparato, e che vi abbia fornito di nuovi stimoli per godere  ulteriormente del piacere di ballare il Tango.
L’appuntamento sarà tutti i martedì alle 20.00 per i principianti e alle 21.00 per gli intermedi ed avanzati, a partire dal 20 settembre presso il  Parco Comunale di Silea, in Via Mazzini.

Sono contenta perche porterò con me il mio nuovo libro, TANGO. ARTE Y MISTERIO DE UN BAILE, che è appena stato pubblicato a Buenos Aires dove mi trovo in questo momento. Ritornerò  a Treviso il 15 settembre, per questa ragione cominceremo il 20 settembre, ma con tutto il mio e il vostro entusiasmo.

Incontrarvi  sarà un grande piacere,

a presto
Lidia Ferrari

Luogo: Parco Comunale di Silea,   Via Mazzini, Silea, Treviso


PER INFO:      trevisotango@gmail.com           Cell: 3473194936
www.trevisotango.blogspot.com          www.buenosairestango.com

Come arrivare:
Il posto si trova a Silea, quindi nei pressi dell’uscita dell’autostrada Treviso Sud. Alla rotonda che si trova in centro a Silea, girare a sinistra se si viene da Treviso oppure  proseguire diritti se si viene dall’autostrada. Vi troverete in Via Lanzaghe, Via Mazzini  e’ una laterale sinistra ed e’ segnalata da un cartello che indica il Parco comunale.  Procedete fino alla fine della strada che e’ sbarrata dal parco – vi e’ un ampio parcheggio. Provenendo dalla rotonda di Lanzago, via Mazzini si trova sulla destra.

26 ago 2011

presentación del libro TANGO. ARTE Y MISTERIO DE UN BAILE de Lidia Ferrari

Queridos amigos,
Tengo el gusto de invitarlos a la presentación de mi libro:
TANGO. ARTE Y MISTERIO DE UN BAILE (Corregidor),
que se realizará el
lunes 29 de agosto, a las 19.30hs, en la
Academia Nacional del Tango,
en Av. De Mayo 833,
de la ciudad de Buenos Aires.
Presentarán el libro el Dr. Luis Alposta, Laura Falcoff, Lidia Ferrari (autora), con mi amigo Acho Manzi de moderador.  
Luego nos reuniremos a brindar en Perú y Av. de Mayo.
Espero verlos.
Lidia Ferrari
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3 mag 2011

Stage di Tecnica Feminile con Lidia Ferrari a Treviso - Giovedi 12 Maggio 21 a 22.30


«L'impulso sospeso» nel ballo della donna
   Con la maestra argentina Lidia Ferrari

Si lavorerà con diversi esercizi, sul 'impulso sospeso' «el impulso suspendido», momento chiave nel ballo della donna. Gran parte delle ballerine non hanno acquisito la possibilità di esercitare questa 'sospensione' per cui accade loro di 'anticipare', 'perdere l'equilibrio o perdere il proprio tempo, con la conseguenza perdita di espressività dell'improvvisazione.

Sarà uno stage preparatorio per il lo stage successivo per la coppia.

Calzature basse e comode e scarpe da tango.
Abiti comodi
Giovedi 12 Maggio
Ora: 21 a 22.30
Luogo: Parco Comunale di Silea, Via Mazzini, Silea, Treviso

15 Euro

PER INFO:
trevisotango@gmail.com
Cell: 3473194936

Come arrivare:
 Il posto si trova a Silea, quindi nei pressi dell’uscita dell’autostrada Treviso Sud. Alla rotonda che si trova in centro a Silea, girare a sinistra se si viene da Treviso oppure  proseguire diritti se si viene dall’autostrada. Vi troverete in Via Lanzaghe, Via Mazzini  e’ una laterale sinistra ed e’ segnalata da un cartello che indica il Parco comunale.  Procedete fino alla fine della strada che e’ sbarrata dal parco – vi e’ un ampio parcheggio. Provenendo dalla rotonda di Lanzago, via Mazzini si trova sulla destra.

7 feb 2011

CORSO DI TANGO A TREVISO con Lidia Ferrari

CORSO DI TANGO CON LA MAESTRA ARGENTINA LIDIA FERRARI
Lidia Ferrari ha messo a punto un metodo pedagogico  personale acquisito in vent'anni di carriera in Argentina

Per un TANGO DI QUALITÀ a TREVISO
con la maestra argentina Lidia Ferrari
»» Continueremo a lavorare in piccoli gruppi per un tango di qualità ««

-         - lezioni di gruppo con un massimo di 4 coppie;
-         - lezioni individuali;
-         - corsi intensivi individuali con piani di lavoro specifici per ogni esigenza.

L'obiettivo è di offrire un insegnamento d'eccellenza ottimizzando i tempi per allievi di qualsiasi livello.
Con ampia disponibilità di orario nella città di TREVISO
Ho potuto constatare, atraverso più di vent'anni di esperienza, che i corsi individuali o in gruppi ridotti, adattati alle esigenze di ciascun alunno, sono i piu efficaci per migliorare le proprie performance o per partire con il piedi giusto.  
Lidia Ferrari

PICCOLI GRUPPI / LEZIONI INDIVIDUALE
Perché è la maniera migliore per apprendere a ballare il tango:
     - l'informazione non si disperde ed evolve in forma di crescente complessità;
     - la concentrazione accelera e intensifica l'apprendimento;
     - l'insegnamento si concentra sui bisogni di ciascun allievo;
     - si correggono errori e si sviluppano le proprie abilità in tempi brevi.

CONTATTO:
Tel: 3473194936
Facebook: lidia.ferrari.14
 







PER INFO:
trevisotango@gmail.com
Cell: 3473194936
www.trevisotango.blogspot.com

27 gen 2010

El TRAFICO EN LAS MILONGAS por Lidia Ferrari

EL TRAFICO EN LAS MILONGAS (Por Lidia Ferrari)

Quizá los lugares de baile no son sino una pista reducida que remeda el tránsito febril de una ciudad. ¿Podrá definirse el estilo de una ciudad por su tráfico vehicular? ¿Será que así como se transita en la ciudad se baila en una milonga?
He querido comparar el fluir en las milongas de Buenos Aires con el tráficoo en la ciudad de hace más de 30 años, según la amorosa descripción que hace Florencio Escardó y no con el tráfico actual de la ciudad, algo más acelerado, imprudente y caótico. Por suerte todavía no ha llegado este estilo de tránsito a las milongas, al menos en la mayoría de ellas.

Hace más de treinta años el tráfico en la ciudad de Buenos Aires obedecía a ciertas leyes que todavía hoy están en vigencia, aunque el incremento en la cantidad de vehículos, cierto deterioro en las formas de comportamiento, la exacerbación de un torpe individualismo, han convertido el tráfico en la ciudad de Buenos Aires en algunas partes de la ciudad en un lío cotidiano.
Por lo tanto no tomaremos para esta relación la situación actual del tránsito de Buenos Aires, sino el tráfico vehicular en la ciudad, tal cual lo vio y pensó hace más de treinta años Florencio Escardó[1]. Su mirada de Buenos Aires y los porteños, no pierde lucidez pese a su declarado amor[2]. Sólo que ha cambiado la ciudad desde entonces. No se avistaban aún desmanes y rapiñas de décadas posteriores. Una ciudad diferente pero que conserva algunos de sus encantadores caracteres, quizá supervivientes porque son sus cimientos, su sustancia.
Antes de arribar al tránsito urbano Escardó analiza con sabio ojo clínico la afectividad del porteño. En su descripción muestra el amor que los porteños tienen por su ciudad. Este modo peculiar de amar, dice: “le permite sustituir la presencia por la remembranza, tal alguien que estuviese soñando con la mujer que tiene entre los brazos, sin darse demasiada cuenta de su corporal proximidad”. Una ciudad amable y amada. Sus rasgos generosos en la cordialidad, sus rasgos conviviales en la amistad, le permiten pese a la agresividad de toda gran ciudad, pese a su prisa, perdurar en los valores de la amistad y afabilidad entre sus gentes. Eso encuentra el viajero: una ciudad cordial. Sus gentes son amables, se dirigen al otro, lo reciben, lo tienen en cuenta, a veces para timarlo o para robarle, pero sobre todo para hospedarlo. Los porteños se tienen en cuenta. Una de las principales diferencias con otras grandes y pequeñas ciudades, se refleja en ese intercambio, a veces sin palabras, que se siente al caminar por sus calles. Uno no se siente solo. La velocidad de la vida cotidiana no impide tomar café con amigos. Los bares siguen siendo lugares de encuentro, quizá diversos de las animadas tertulias de otras décadas pero no del encuentro amistoso para hablar. El porteño siempre se hará el momento para charlar, para comer con amigos.
Para Escardó Buenos Aires tiene la inteligencia de la improvisación, de la espontaneidad, del repentismo. Sus descripciones ayudan a pensar la circulación de los bailarines en las milongas, asunto no tan sencillo[3].
Sospecho que en el espacio de las milongas sobrevive esa ciudad algo lejana donde el desafío de ocupar espacios, de ganar batallas por el propio lugar no estaba reñido con el del respeto por el espacio ajeno. Sin duda un equilibrio delicado, el de poder ocupar el propio lugar sin desmedro del lugar de los otros. Así habla Escardó de la ciudad porteña: “La inteligencia es también una playa de convergencias para la porteñidad. Buenos Aires es una ciudad inteligente;... La inteligencia de que se goza en Buenos Aires pertenece ínsitamente a la ciudad como entidad específica; no es la suma mental de sus habitantes. La inteligencia, tomando la palabra en el sentido de agilidad cerebral y de rápida comunicabilidad, es un fluido penetrante y penetrado de la urbe”. En la milonga se trata de esa agilidad necesaria para no pisar a los otros, para no chocarlos y para ir hacia ese pequeño hueco donde cada uno puede hacer sus firuletes.

Escardó sostiene, además, que todo el que viene aquí, del interior o del exterior del país, al poco tiempo adquiere “la velocidad ideatoria capitalina, el tempo relacional de la urbe en donde las comunicaciones se canalizan y reverberan con elástica facilidad”. Florencio Escardó observa esto en los mozos de los restaurantes, en el colectivero que en aquella época hacía todo, además de conducir: vender los boletos y recibir el dinero. Observa esta rara habilidad, la de un orden espontáneo merced a esa destreza improvisada. Estos rasgos permanecen aún hoy, sólo que se han añadido otros que pervierten los positivos resultados de antes o quizá, llevados a su propio extremo, pierden algo de su simpatía.
Así como los que vienen a las milongas de Buenos Aires observan la gran diferencia con las europeas o norteamericanas, también Escardó tiene algo para decirnos. “En Buenos Aires las cosas suceden de un modo total y absolutamente distinto, diría que en oposición diametral; ni las señales, ni los trazos en el piso, ni las flechas, ni los carteles directores y advertidores, han conseguido reducir en algo la necesidad de improvisación del porteño”. Observa al vigilante que ordena el paso de acuerdo a sus simpatías y humores, practicando “el goce de quien usa su facultas ludendi”. La vocación por eludir la rutina y lo calculado, crea cierta libertad en el modo de transitar. Lo ejemplifica con el taxista que trata de evitar los semáforos. Cada taxista tiene un recorrido que cree es original para evitar semáforos y atascos.[4]
Pero no nos interesa detenernos en el complicado tema del tráfico de la ciudad sino en el de las milongas. Esta reflexión surge al calor de las polémicas que existen en otros países, donde se discuten las reglas, los códigos, las formas de bailar en la milonga. Es posible ver en algunas de las milongas extranjeras cierto caos o dificultad de bailar, aunque la cantidad de bailarines por metro cuadrado sea ostensiblemente menor que en Buenos Aires. Como muchos ya han viajado y han tenido la oportunidad de conocer las de Buenos Aires, también hay muchos que tratan de enseñar, si son maestros o cultivar, si son bailarines, ciertos códigos que observan en las milongas de aquí. Como resultado de ciertas pautas que se pueden deducir del funcionamiento en las milongas porteñas se intenta importar el mecanismo observado. Y no se encuentra otro medio que el tratar de imponer reglas. Entonces, la forma de lograr cierto orden se intenta a través de imposiciones, de códigos a respetar. Esto surge de la idea de que se puede legislar o decretar estos códigos de convivencia milongueras. Obviamente, en las milongas porteñas ese orden improvisado es el fruto de tantos años de una cierta cultura del intercambio y ausente de leyes expresas. La dificultad en remedar a las milongas porteñas es que esos comportamientos son producto de costumbres, hábitos, comodidades cristalizadas en una forma, sin necesidad de decretos o leyes de ningún orden. Se trata de la precipitación de esas agilidades, tanto físicas como mentales, en la forma de bailar para acomodarse en el espacio.
El espacio puede escasear pero el bailarín no intenta apropiárselo sino compartirlo para su felicidad que también es la de todos.
No lo hace por generosidad sino por el egoísmo de fecundar un espacio colectivo donde todos puedan bailar bien.
Parafraseando a Escardó cuando habla del tránsito en Buenos Aires, en las milongas porteñas “cada uno es responsable de lo que va construyendo con una indefinida pero definida confianza en la propia inteligencia y en la inteligencia de los demás”. De eso se trata en las milongas porteñas donde el bailar en consonancia con otros requiere de cierta inteligencia para que uno mismo pueda bailar y, por traslado directo, que los demás puedan bailar. Se trata de “locos hiperlúcidos” centrados en lo propio, con tal rapidez para ver alrededor, para estar conectados con los otros, mientras no obedece a más reglas que las propias, reglas que se comparten, pues todos comparten este afán versátil. Todos pertenecen a un compartido de individualidades, en el cual cada uno quiere evitar los embotellamientos, los atascos. Escardó reflexiona que aquel que se mete en un resquicio para poder pasar (pensemos en 1971, no en la actualidad), hace lo mismo que todos y es así que en lugar de que choquen o confronten, pasan sin tocarse. Así en las milongas, el arte de aprender a bailar el tango requiere también del aprendizaje de este otro arte. El bailar con otros al mismo tiempo, en el mismo espacio. Ir a los resquicios que quedan para no chocar. Moverse como se desea pero sin colisiones, pues eso no le agrada a nadie. Para Escardó el obstáculo era el “marmota” o el “dormido” que no reaccionaba para lograr meterse en el resquicio y que todos pudieran seguir adelante. De allí que las bocinas se usaran para despertar al dormido. Dirá que en “otros lados los problemas del tránsito son mecánicos y espacio-temporales; en Buenos Aires, equilibrios mentales en los que se complace la sutil y arbitraria inteligencia del porteño”.
Esta natural tendencia a la improvisación que observa Escardó en el porteño, en la ciudad, es la que necesariamente será la habilidad a la que deberá recurrir el bailarín en la milonga. Improvisación de su baile y, sobre todo, improvisación en esa marea humana que se traslada simultáneamente por la pista. Si existen códigos implícitos, ellos surgieron a la luz de esas improvisaciones complementarias para ayudar a que todos pudieran bailar juntos. Porque eso quiere un bailarín, bailar lo mejor posible, como el conductor quiere llegar pronto a su destino. Por lo tanto su acción, para llegar a su objetivo, individual, personal, narcisista, como se quiera llamar, es que sea una acción inteligente para él y, por añadidura, también para los demás. Esta inteligencia, como dice Escardó, es el resultado casi inconcebible de una adaptación interpersonal permanente, continua, renovada y renacida en el seno de una inaudita capacidad de improviso”. Todos “se hallan presos y libres en la misma incertidumbre”.
Es una inteligencia individual pero que está en consonancia con algo que sobrevuela el espacio de todos. Sin esto, no habría milonga posible, con tantas gentes apretujadas entre sí y bailando y disfrutando de un baile que, para peor[5], también es improvisado en el interior de cada pareja.
Esta capacidad de improvisación, de repentismo, de ingenio para salir del paso, es prototípica del porteño. Puede resultar en una “avivada” y por lo tanto, encontrar la víctima que la padezca, pero también es parte de un mundo en el que todos están con todos. Donde nadie se pierde nada de lo que pasa alrededor además de estar muy atento a su propio mundo. Sin duda esta ingeniosidad relacional, que satisface al más acendrado narcisismo tanto como a la pulsión gregaria, está en el origen de que en una milonga muy llena de gente aún se pueda bailar. Obviamente, estos espacios se han ido deteriorando cuando esta ingeniosidad o inteligencia se ausenta, ya sea por recién llegados que carecen de estas virtudes, ya sea porque la cantidad excede las posibilidades de este bricolage bailante.
Es notable como en las milongas de otros lugares se puede ver que el narcisismo, el individualismo es diferente del de los porteños que, sin duda, también es fuerte. Este otro es egoísmo infantil, en el sentido que las personas están tan poseídas de sí mismas que bailan como si los otros no existieran. Este egocentrismo se da malísimamente mal con el espacio colectivo. Por lo tanto se verán milongas donde los egos dominan la escena y los tímidos se achican y no bailan. En cambio, el narcisismo que circula en las milongas porteñas tiene como supremo valor el bailar bien. Este buen bailarín puede contemplar al otro, darle su lugar y hasta competir con él, permitiéndole la existencia, para permitírsela a sí mismo. El espacio compartido entonces no es resultado de legislaciones duras que impiden u obligan que las personas bailen de tal o cual manera. No hay leyes al respecto. O las hay de modo tácito, implícito. Las del respeto no por las leyes que son algo extra personal, sino de las propias leyes, las individuales, las que conducen a encontrar el placer del baile propio que es el de todos.
Sin duda que la ciudad de Buenos Aires, actualmente ha deteriorado esta capacidad plástica de organizarse en el espacio vehicular. Como ocurre en las calles aledañas a las milongas, en ocasiones entra a a ellas este deterioro que inhibe la inteligencia. Cuando el caos arribe a las milongas (si eso llega a ocurrir) la imposición de códigos no dará el mismo resultado que la espontánea organización del fluir acompasado de bailarines. 

Setiembre 2007

[1] Escardó, Florencio. “Nueva geografía de Buenos Aires”. Editorial Américalee. 1971
[2] Dice Florencio Escardó en el Proemio: “ ...mi Geografía es un libro de amor a Buenos Aires y amar a la ciudad es una de las más poderosas determinantes del alma porteña.” Pag.9.
[3] Decimos que no es tan sencillo al ver lo que sucede en milongas que no son las de Buenos Aires. La espontaneidad con que se da la circulación en las milongas porteñas, contrasta con los esfuerzos que se hacen en otros lugares para repetir la experiencia.
[4] En los últimos tiempos algunos están más resignados al fragor y la impotencia cotidiana y llegan a decir “toméselo con calma porque todas las calles están igual”.
[5] Sólo irónicamente puede decirse este “para peor”. Lo más bello del tango es su posibilidad de improvisación permanente.
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15 nov 2009

Corso Storia del Tango per Lidia Ferrari- Roma - 6 Dicembre 2009

Corso: Storia del Tango (4 horas) - Roma - 6 Dicembre 2009
Docente: Lidia Ferrari

Conferencia con fotos y videos ilustrativos

La mia relazione prenderà in considerazione più di cento anni di storia del tango nelle sue quattro dimensioni espressive: la musica, la parola, il ballo e la canzone. Presenterò la geografia culturale, sociale e politica della città che gli diede le origini: Buenos Aires.

Il tango si sviluppa a partire dalla fine del 19esimo secolo in una città in cui gli scambi subiscono un'accelerazione sulla spinta di una massiccia immigrazione europea, che la trasforma in una città cosmopolita, ricca di manifestazioni culturali.

In quel mondo popolato da gente che parla le lingue più diverse e che si incontra tanto nei prostiboli quanto nei patio dei 'conventillos' o lungo i marciapiedi delle strade avviene la gestazione di un 'modo di ballare' profondamente originale accompagnato dalla musica allora disponibile: milonga, tango andaluso, mazurka, candombe. L'eterogeneità degli ambienti e dei personaggi della città si ritrovano nel tango: i prostiboli, i caffè, club, accademie – luoghi in cui balleranno gli aristocratici, i 'compadritos', i bulli, i 'milonguita'.

Del Tango si analizzeranno sia i cambiamenti prodotti nel suo andare e venire per il mondo sia gli aspetti rilevanti dell'evoluzione e trasformazione delle sue forme espressive. Nella musica si percorreranno gli anni che vanno dai 'trio' primitivi, passando per l'innovazione 'decariana', alle grandi orchestre degli anni '40, Astor Piazzolla, e la rinascita dei tempi più recenti. L'itinerario delle parole del tango: dai testi delle origini e dei prostibili, passando per Angel Villoldo, Pascual Contursi e il tango canzone; Celedonio Flores. I poeti del tango: Discépolo y Manzi. Horacio Ferrer y Eladia Blazquez. Il riflesso della commedia e tragedia del 'porteño' nelle parole del tango. Nel ballo ci concentreremo nell'analisi tanto della diversità dei luoghi dove si ballò e si balla quanto delle tappe della sua evoluzione coreografica, riflettendo il diverso protagonismo dei ballerini e ballerine. La canzone: faremo delle incursioni nei modi dell'interpretazione della canzone 'porteña': da Villoldo, passando per Gardel, alle cantanti fino ad oggi. La prospettiva di questo intervento permetterà di delineare gli aspetti storiografici e mitici che danno forma al modo in cui percepiamo il tango.

Este curso será dictado en el marco del Corsi per Bailarin e Instructor de Tango Argentino que organiza la Academia Nazionale Italiana Tango Argentino.
Para más información: www.anitatango.it